L’e-commerce

Il commercio elettronico è l’acquisto e la vendita on-line di beni e servizi. Questo tipo di commercio fonda le sue basi nella disponibilità che abbiamo oggi di possedere un computer e soprattutto di una connessione ad internet. Oggi sono tante le possibilità che il web mette a disposizione per acquistare on-line beni di qualsiasi natura, genere o fantasia.  L’e-commerce ha anche la proprietà di riunire tutti sotto lo stesso tetto ovvero di far incontrare rispettivamente imprese cittadini e pubblica amministrazione per usufruire di servizi di acquisto o di approvvigionamento.

Navigando in internet alla ricerca di un qualcosa, ognuno di noi si sarà reso conto che sono molte le alternative messe a disposizione, se volessimo ad esempio comprare un paio di scarpe potremmo ordinarle direttamente dal catalogo della marca che le fornisce, il tutto con un notevole risparmio di tempo e di costi con una maggiore possibilità di scelta e di personalizzazione.

Chiunque abbia cercato di comprare o vendere qualcosa su internet sarà però incappato in un sito che fa aste. Gli assortimenti non mancano mai, grazie alle potenzialità della “ricerca” è possibile visualizzare pagine e pagine di quello che stiamo cercando senza scorrere con un pennarello le pagine di un giornale vecchio e sporco che perde stampa da tutte le parti. Primo su tutti questi siti è Ebay, questa piattaforma esiste da più di dieci anni quando ancora internet era una cosa per pochi.

Grazie ad internet oggi sembra essere tutto più controllato più pulito e più in linea con l’evoluzione, ma in finale nulla è cambiato rispetto a prima. La stessa gente che anni fa passava le giornate a comprare e rivendere oggetti per fare una cresta di cinque mila lire, oggi la ritroviamo su Ebay. La stessa gente che racimolava oggetti da collezione per poi rivenderli insieme come lotto, oggi la ritroviamo su Ebay. Chiunque abbia le mani in pasta con tutto ciò riguardo l’acquisto e rivendita di oggetti usati, bancarellari, rigattieri e quant’altro oggi lo troviamo su Ebay; ma soprattutto se oggi le Poste Italiane sono più efficienti rispetto al passato lo dobbiamo ad Ebay.

Ho notato che su questo sito sono molti gli interessi tra le persone e potenzialmente se si riesce a vendere  per molto poco qualcosa che per noi non vale niente, si venderà comunque a poco qualcosa che per noi vale tanto. Quando si vende un oggetto su Ebay si assiste sempre ad offerte che vanno avanti nelle ultime ore prima della scadenza del’asta sulla base di rilanci di centesimi e contrattazioni a colpi di unghia di mignolo. Per non parlare della spedizione dove se malauguratamente il vostro acquirente dovesse risiedere nella vostra città vi implorerà di incontrarvi di persona per concretizzare la trattativa e soprattutto per risparmiare sui costi di spedizione; ma tutto questo non è mosso solo dalla volontà di risparmiare…

Sono convinto che molta gente fa su internet quello che nella vita di tutti i giorni non farebbe mai o farebbe molto raramente come quello di prender parte a una partita a poker con dei perfetti sconosciuti, insomma quello che attrae nel web è la voglia di irreale, di virtuale, quell’aspetto della normalità immediata che nessuno ha nella vita quotidiana, senza poi parlare del porno e di tutti gli altri aspetti legati alla tranquillità di trastullarsi nella sicurezza delle proprie mura. In una parola questo si sintetizza come anonimato, un aspetto della vita che ci rende più forti, più sicuri e ci fa interessare a cose che nel reale, forse, non prenderemmo neanche in considerazione. Allo stesso modo funziona nel mondo dell’e-commerce, dove con ogni probabilità, molti acquirenti non si mostrerebbero interessati a qualcosa se non avessero la possibilità di effettuare la transazione da casa, o ancora, nascondere la reale intenzione di voler fare un affare, in barba a qualcun altro. A questo si aggiunge la ricerca del giusto canale per vendere qualcosa che spesso nel commercio telematico non è sempre possibile nelle modalità che vorremmo.

Ho sempre supportato anche io la logica del risparmio e quella di migliorare la qualità della vita ma a mio avviso a causa dell’utilizzo di alcune piattaforme si assiste ad una progressiva svendita dell’usato. Usato che anche se in buone condizioni non vale più come una volta quando bastava un semplice annuncio o un giro di voci tra amici. La colpa non è di certo dei siti che propongono aste on-line o quant’altro, è la logica del mercato che fa si che esso si evolva verso un concetto continuo di nuovo e dal contenuto tecnologico innovativo che rende tutto ciò che non sia incellofanato un qualcosa che vale molto meno rispetto al passato a quando tutto questo non era nemmeno immaginabile…

Le Televendite

Sin da piccolo, sono sempre stato profondamente attratto dalle televendite, questi fantastici programmi a metà tra realtà e totale finzione. Da bambino passavo ore a guardare questi spettacolari programmi pur essendo pienamente consapevole che non avrei mai e poi mai potuto acquistare niente di ciò che proponevano. Bene o male venivano sempre ritrasmesse alla stessa ora ogni giorno, se poi trovavi qualche emittente senza scrupoli era capace di riproporre lo stesso spot per ore di fila. Ne ho viste talmente tante che ne ho perso il conto, alcune erano di un trash definirei spettacolare e a loro modo sempre affascinanti.

Non dimenticherò mai la prima televendita della mia vita, i mitici coltelli Shogun dove dalle immagini che scorrevano si vedevano in rapida frequenza tutti i tipi di tagli che questi coltelli erano in grado di fare, potevano tagliare il legno, lattine e ananas in un colpo solo, una cosa troppo appariscente per non soffermarsi su quelle immagini di fronte le poche alternative della mattinata. Il set era costituito da 17 pezzi e nello spot c’era pure uno scemo vestito da uno che pratica il kendo che porgeva il mitico set nelle mani di una casalinga. Probabilmente questa televendita se la ricordano tutti e personalmente parlando ha cambiato il mio modo di vedere la televisione, da allora di fronte ogni televendita non posso più fare a meno di soffermarmi per vedere di cosa si tratta. Meravigliosa era la pubblicità del Pittarello una specie di rullo per verniciare che aveva la grande proprietà di non far colare mai la vernice sul pavimento, ricordo con nostalgia come nella televendita si verniciassero le pareti di blu e i termosifoni di rosso per non parlare del muro a buccia d’arancia, che veniva sempre verniciato di verde acqua. Ricordo benissimo anche la scopa elettrica Aurora D’Agostino, questo fantastico mezzo era in grado di fare tutte le faccende di casa grazie ai suoi accessori che permettevano la pulizia anche dei punti più impervi della casa. Il tutto era condito con un motivetto definirei incessante e allo stesso tempo rilassante che a distanza di 15 anni ancora ricordo perfettamente.

Parlando della nostra rassegna di televendite non posso fare a meno di citare tutte quelle presentate da Roberto Artigiani, un uomo di mezza età contraddistinto da un aspetto simpatico e rassicurante, il classico padre di famiglia che si è reso protagonista delle televendite più trash che abbia mai visto. I suoi prodotti erano a dir poco improponibili ma nonostante tutto le sue televendite rimangono un’icona mitica nel mondo della televisione. Tra le più belle il Power player super joy, la Pancera, Mister Car e il Fontino Etrusco ossia decine di bottiglie di un omonimo vino, insaccati di misteriosa provenienza e un favoloso prosciutto di asino, con in regalo lo strepitoso porta prosciutto in marzapane. Considero però senza eguali la televendita di Magic Harry un aggeggio di dubbia provenienza che serviva per tagliarsi da soli i capelli comodamente da casa propria risparmiando tempo e soldi dal barbiere/parrucchiere. In realtà non era altro che un pezzo di plastica con una lametta attaccata che assomigliava più ad un tosa pecore che ad un taglia capelli. Durante lo spot si potevano scorgere già dalle immagini la poca affidabilità di questo mezzo (da notare nel video la tipa che al tizio gli rade la nuca).

Impossibile non parlare poi di tutte le telepromozioni che offrivano oggetti d’arte come quelle presenti su Telemarket e presentate da Paolo Frattini (meglio noto come l’ammiraglio) candidatosi, da bravo conoscitore d’arte, alle elezioni europee del 2004 con la lista dei Repubblicani a sostegno di Vittorio Sgarbi; e come non parlare di Sergio Baracco, il protagonista assoluto della gioielleria via etere che proponeva tutti preziosi secondo lui autenticissimi a prezzi stracciati ma che in realtà non erano altro che luride patacche.

Atro personaggio storico delle televendite è il celebre Roberto da Crema in arte Baffo, forse uno dei pochi reso veramente famoso e amato dal pubblico grazie alle televendite. La figata di vedere il Baffo in azione non era tanto nella televendita in se quanto ai suoi modi particolarmente concitati di vendere qualcosa. Potevo stare ore a guardarlo prestando il minimo ascolto a quello che stesse vendendo, la mia attenzione era tutta concentrata su questo pazzo che gridava come un ossesso e prendeva a manate un tavolinetto dove erano appoggiati i vari prodotti ; era fantastico il modo in cui trattava gli oggetti che vendeva a volte li lanciava il tutto condito con pause per prendere fiato con suoni decisamente enfisematosi.

Negli anni più recenti si è vista invece una celebre esplosione delle televendite d’oltre oceano e mi riferisco in primis alla mitica Miracle Blade III la serie perfetta. Una telepromozione questa su un set di coltelli destreggiati da un cuoco professionista, il famoso Chef Tony, che ci spiegava come effettuare tagli senza il minimo sforzo grazie all’incredibile filettatura della lama e alla enorme resistenza dei coltelli. La serie Miracle Blade ha avuto un successo strepitoso sia di vendite sia di persone che come me l’hanno vista e rivista negli anni, tutti conoscono lo Chef Tony, un paffuto signore sulla mezza età con una faccia da schiaffi e dei baffetti alla Dartagnan, che effettuava tagli di ogni genere e natura con una facilità disarmante e faceva venire un po’ a tutti quelli che lo guardavano la voglia di affettare quel cazzo di pomodoro senza il minimo sforzo fisico. Sulla scia del successo dei coltelli Miracle Blade, le televendite americane entrarono nelle nostre case  sempre di più ed ecco quindi V-slicer, un affettatutto con una lama a V fatto con lo stesso acciaio dei Miracle Blade, ma poi, Smart 7 (un set di teglie da cucina in Temperflex), Vapor dry (una scopa a vapore) e tanti tanti altri… Impossibile elencarle tutte ma voglio soffermarmi su due televendite abbastanza recenti  caratterizzate da una particolare bellezza estetica.

Sto parlando del Sonic Blade, vederlo in televisione è stato folgorante, è la più recente innovazione dei Miracle Blade e funziona ad ultrasuoni, nelle immagini si vedevano tagliare costolette di maiale, surgelati, frutta, dolci e un panino alto una decina di centimetri, tutto con questo aggeggio a batterie. Nel suo spettacolare ceppo futuristico mi faceva sempre un po’ di impressione immaginarlo nella mia casa, perché quel coso, in fin dei conti, non era altro che una stramaledetta sega circolare in miniatura.

Come ultima televendita voglio parlarvi di Magic Bullet, un frullatore a forma , secondo chi lo pubblicizza, di proiettile che frulla tutto in meno di 10 secondi, con sedicimila accessori diversi. Nella televendita un tizio che assomiglia a l’inutile Tom, l’amico dello Chef Tony, e la sua sorridente moglie si svegliano dopo un presunto pigiama party e man mano che gli amichetti da loro invitati, tra cui un’anziana signora fumatrice e mezza brilla alle 7 di mattina, si svegliano, preparano pancakes, frullati, muffins, frittate, centrifugati ed ogni bendiddio il tutto in meno di 10 secondi e con gusto tipicamente USA del tipo “prendo un po’ di preparato per pancakes e lo frullo con latte e burro” oppure” “Cosa ci vuoi nella frittata?” “Mah, diciamo prosciutto, pomodoro, formaggio, cipolla, aglio e pancetta” con il Magic Bullet potevi questo ed altro…

Con l’avvento del digitale terrestre invece è cambiato il modo di vedere la televisione ma non le televendite, alcune telepromozioni vecchissime sono state rispolverate nella nuova versione in euro limitandosi a cambiare le vecchie 49 mila lire in 49 euro nella scritta in sovrimpressione. Ora c’è addirittura un canale televisivo interamente dedicato alle televendite con un sito internet come alternativa all’acquisto e nuove trovate per la casa l’ufficio il tempo libero pronte a spuntare come funghi nel nuovo oceano di canali proposto dalla tv digitale. Ma l’acquisto da casa oggi passa soprattutto per il digitale. Attraverso la fondazione Ugo Bordoni, che realizza ricerche, studi scientifici e applicativi nelle materie delle comunicazioni elettroniche, dell’informatica e dei servizi pubblici e sottoposta alla vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico, si sta procedendo al potenziamento dei servizi interattivi usufruibili sulla piattaforma digitale. Grazie a questi servizi interattivi e una smart card sarà possibile ad esempio prenotare  visite mediche alla Asl, fare delle giocate al lotto, pagare le bollette e chiaramente poter acquistare beni e servizi proposti in televisione…

Foto e alcuni link significativi qui sotto:

                 

                                   

Magic Harry: http://www.youtube.com/watch?v=Skef7PCH11Y

Sonic Blade: http://www.youtube.com/watch?v=KE_JIRSXjEg&translated=1

Magic Bullet prima parte: http://www.youtube.com/watch?v=RtpKjgwi4Sc&feature=related

Magic Bullet seconda parte:http://www.youtube.com/watch?v=plbRSugctAA&feature=related

Il Centro Commerciale

Da qualche anno si è visto un fiorire intenso di centri commerciali, delle grandi cattedrali nel semideserto dei nostri raccordi anulari. Alle porte delle nostre città se ne creano delle altre, solo per lo shopping e il tempo libero.  C’è sicuramente da dire che se oggi abbiamo un modo in più su come passare una giornata non lavorativa lo dobbiamo ai centri commerciali e se le donne hanno trovato il modo di fare shopping anche di domenica è solo grazie ai centri commerciali.

Mi colpisce il confronto con quelli piccoli nati anni or sono, nei quartieri ai tempi semiperiferici che invece ora costituiscono quasi il centro delle nostre città. Questi vecchi miti del passato, ora svolgono solo funzioni di base e hanno come unica grande attrattiva il fatto di avere un supermercato al loro interno. Vivo ancora il ricordo di alcuni di questi luoghi con un po’ di nostalgia, se ripenso alle imprecazioni di mio padre quando non trovava parcheggio nel piccolo garage sottostante o a qualche membro della famiglia che si allontanava tentato dalle vetrine e non lo si ritrovava se non dopo ore, perché non c’erano i cellulari.

Il centro commerciale di oggi è invece tutto quello che un uomo può desiderare, per una volta noto con piacere che finalmente gli ideatori dei vari progetti hanno pensato di fare le cose in grande, in perfetta linea con l’evoluzione evitando le problematiche di congestione al quale il nostro paese ci ha purtroppo abituato. Il successo riscontrato dei centri commerciali non può far altro che confermare che oggi la nuova frontiera dell’acquisto è su larga scala, il piccolo negozietto sotto casa sta prendendo sempre più la piega di “acquisto d’emergenza” che sempre più raramente useremo per comprare quello che cerchiamo nelle grandi strutture.

Ogni volta che mi reco in uno di questi posti non posso fare a meno di notare di come le persone facciano una ricerca esagitata del parcheggio in prossimità dell’entrata, si perché c’è gente che si scanna per un posto vicino l’ingresso mentre cento metri dopo ci sono centinaia di posti liberi, senza poi parlare dei piani inferiori. A volte è incredibile come le persone abbiano il culo pesante, a me sembra che tutte le rotture di palle che possano anche indirettamente arrivare tramite l’automobile non incidano sulla sfera emotiva della gente.

Ma senza divagare andiamo avanti; all’interno mi colpisce sempre l’elevatissima concentrazione di donne incinte o come nove uomini su dieci siano vestiti alla cazzo mentre spingono un passeggino; non c’è nessuno che guarda veramente dove va perché troppo  impegnato ad osservare le vetrine o gli abiti esposti, camminando all’indietro come dei gamberi o cambiando improvvisamente direzione da una parte all’altra della corsia. E’ successo a tutti almeno una volta di incappare in queste persone e succede soprattutto nel supermercato, quando tutti con il loro carrello guardano in alto gli scaffali con la bocca semiaperta andando a speronare il tuo.  Peggio ancora è quando questi rincoglioniti colpiscono direttamente te, e in particolare la parte più dolorosa che si può colpire con un carrello, il tendine d’Achille. Nel supermercato del centro commerciale spicca soprattutto la figura della guardia privata, che all’entrata, deve necessariamente imbustare il tuo acquisto in un’ulteriore busta di cellofan e metterla sottovuoto, oppure spillare le buste di cartone come se fossero lavoretti scolastici di fine anno. Non sono certo se il chiudere tutti i sacchetti all’entrata serva da deterrente a qualche malintenzionato a non commettere taccheggi all’interno del supermercato ma qualsiasi ladro che abbia un po’ di cervello non ci metterà molto a capire che basterà eliminare la “confezione” per fregarsi quello che vuole. Ma in finale questo non succede, nessuno va ad un centro commerciale per arraffarsi una mela, una banana o una merendina, o comunque nessuno si sputtana più per rubare nei supermercati generi di prima necessità, non più oramai.

Una cosa che tengo a sottolineare è che oggi il centro commerciale non rappresenta più il luogo dove si concentrano dei negozi ma un luogo dove ci sono “i” negozi. Per comprendere questa affermazione dobbiamo fermarci a riflettere, ogni volta che ci rechiamo in queste strutture, di cosa stiamo cercando e dove andare ad acquistare questa cosa. Le risposte che ci daremo saranno sempre le stesse, questo perché noi tutti già sappiamo chi ci fornisce questo bene e in che modo, l’unica cosa che non sappiamo è come sarà. Questo non si chiama “conoscere bene il centro commerciale”, perché ovunque voi andiate nel resto dell’Italia anche il centro commerciale più sperduto (basta che sia recente) avrà al suo interno quelle tipologie di negozi e quei tipi di marchi. Quella appena descritta è una condizione di normalità che in punta dei piedi è entrata nelle nostre vite e che ora ha preso totalmente il posto nel nostro modo di fare shopping.

Grazie a questo, oggi sappiamo esattamente in che negozio andare per comprare un jeans, delle scarpe o altri capi di vestiario, una volta non lo sapevi, dovevi girare e spesso tornavi a casa a mani vuote, ora non succede più, perché l’attrattiva di un posto con roba prodotta in Bangladesh o in Cina  che sia un po’ particolare e in linea sottile e mai pacchiana con la moda, ha quasi completamente soddisfatto la fascia più grande e indecisa dei visitatori di un centro commerciale. Questi negozi anni or sono erano gli stessi che praticavano prezzi decisamente più bassi, a mio avviso, complice anche un po’ di inflazione, l’aumento dei prezzi è stato possibile grazie al continuo proliferare di centri commerciali di ultima generazione aventi al loro interno proprio queste distribuzioni in franchising, che ne hanno permesso l’aumento della quota di mercato. Marchi questi che fino a qualche anno fa che in Italia nessuno conosceva e che ora sono diventati la tappa fissa quando si fa visita in un centro commerciale. Questo non vale solo per il vestiario ma se ci sforziamo di pensare ne troveremo uno per ogni genere di acquisto. La gente in fin dei conti non sa mai cosa cerca di preciso quando visita un centro commerciale, sa solo che gli serve qualcosa, e la libertà di un grande posto senza un commesso rompicoglioni che ti segue come un’ombra nel silenzio del suo negozietto non ha prezzo…

 

Passaparola

Mi sono sempre chiesto cosa ci sia di così fantastico nel passaparola, si sicuramente un amico che ci da un parere di un buon posto dove andare a mangiare, a bere o spizzicare qualcosa ci da sicuramente un buon consiglio, ma stento a collegare il fenomeno ad un forte incremento del proprio bagaglio enogastronomico. A mio avviso il passaparola andrebbe preso con un metro di giudizio più accorto e soprattutto, solo se proveniente da persone a noi vicine. Da quello che vedo mi sembra che nella città in cui vivo il passaparola sia il mezzo principale di comunicazione, la gente ha dimenticato internet, le pagine gialle, le pagine utili e soprattutto quello che realmente sentono in cuor proprio per gettarsi totalmente nelle mani del primo stronzo che ti consiglia un posto dove andare. Ma andiamo con ordine; l’uomo è facilmente influenzabile dalle voci che circolano, specie se è abituato alla vita da branco cioè, se è poco abituato a ragionare con la propria testa, morale della favola la gente si ritrova a comprare nello stesso negozio o a mangiare nello stesso posto a sedersi nello stesso wine bar a bere le stesse cose. Per quanto concerne le catene dei fast food poi diventa veramente assurdo, se prendiamo Burger King o Mc Donald addirittura salta fuori che qualcuno è meglio dell’altro e quindi ti trovi a passare davanti a quei fast food gremiti di persone dove tutti vanno a mangiare sulla base di parametri di giudizio assurdi.

I più furbi ovviamente hanno ben pensato di trasformare il passaparola in un mezzo per fare soldi ed ecco che di punto in bianco spuntano davanti a pizzerie, bar,cornetterie, gelaterie, piadinerie, paninari, bisteccherie, kebbabbari, ristoranti, e quant’altro, insegne del tipo “Il reame del gelato”, “ Il re della piadina”, “Il mondo del supplì”, “Il regno del tiramisù”, “Il mondo del macrobiotico”, “Il sovrano della degustazione”, “Il signore della carne”, “Il pianeta delle figate”, “Lo sceicco dell’happy hour”, “L’aperitivo della svolta”, “Il re della figa”. Tutti questi posti sono delle buone calamite per i passaparola. Prendiamo ad esempio un tizio qualsiasi che mangia qualcosa in uno di questi posti; anche se non assaggerà niente di così sconvolgente, il suo pasto, associato alla scritta allettante e al fatto che il posto è gremito di persone, trasforma la pietanza del nostro individuo in qualcosa di epico, che lo influenza e lo condiziona a tal punto, da non potersi esimere dal raccontare ai suoi  colleghi, ai suoi amici o a uno di passaggio di questo luogo dove si mangia bene.

I risvolti sociali sono ben noti: lunghe code alle casse,  bassa qualità del cibo, continui rincari, automobili e motorini parcheggiati a cazzo per la strada, casino ovunque, gente che grida, vicini incazzati e chi più ne ha più ne metta, e tu povero disgraziato che ti trovi a passare per di li costretto a sorbire quanto di peggio questi posti tirano fuori dal lato oscuro del loro magico mondo. A volte basta così poco per trovare un posto che soddisfi i propri gusti del palato in modo semplice e intelligente, sperimentando posti nuovi, dando la possibilità anche ad altre attività commerciali, che senza che molta gente lo sappia offrono prodotti migliori a prezzi più competitivi passando inosservati tra la folla. Tranne qualcuno, nessuno li noterà mai, nessuno passerà li davanti e incuriosito sceglierà di cambiare per un giorno, di provare qualcosa di diverso, di uscire per una volta da una routine, di voler per una volta cambiare e rendersi conto che è stato vittima di un passaparola senza convinzioni. Non sarà attratto dal nuovo perché vorrà passare parola in un posto di sicuro successo, perché in fin dei conti, anche se nessuno lo è effettivamente, a tutti noi piace fare i saputelli nell’arte culinaria: noi che siamo tutti competenti sulle specialità locali ,noi che siamo grandi critici nelle degustazioni , noi così competenti sulle diete e noi che siamo tutti grandi conoscitori dei vini…

Cercasi coscienza civile

Da sempre sono convinto che l’immaginario collettivo crei delle figure obiettivo nella nostra vita, se qualcuno di voi ha mai visto una vecchia pubblicità a caso della Mulino Bianco si sarà reso conto che questa rende bene l’idea di quanto sto per dire. Quasi sempre la protagonista assoluta era una bella famigliola felice, che si alzava a mattinata inoltrata, tutti belli, pettinati e lei con la permanente appena fatta, il caffè che esce magicamente dalla caffettiera al loro risveglio e i figli piccoli che raggiungono a tavola i genitori qualche istante dopo di loro, con un sorriso da un orecchio all’altro, addentando merendine a destra e a sinistra tra i sorrisi della madre mentre lui nel frattempo legge il giornale in vestaglia. La Mulino Bianco in Germania fa spot pubblicitari completamente diversi da quelli che trasmettono qui, perché qui si da un’importanza maggiore ai valori della famiglia ma soprattutto al benestare della famiglia. E’ proprio questo benestare ossessivo che continuo a non capire, questa direzione della vita italiana necessariamente verso la media-alta borghesia che fa cose da medio-alto borghese, come andare a lavoro necessariamente in auto, raccontare in giro che le faccende di casa si fanno fare alle donne delle pulizie per il gusto di non volersi sporcare le mani con semplici lavori di casa o ancora più semplicemente dirlo in giro perché mi fa sembrare più ricco di quello che sono.

Sentendo la gente che parla in televisione in quei rari momenti in cui la guardo mi è capitato di ascoltare cose su questo genere continuamente, è probabile che un tizio che dice che porta i propri panni sporchi per farli lavare in lavanderia, se li lavi in realtà da solo a casa, ma se dicesse in questo modo sembrerebbe una persona normale e lui invece vuole figurare più altolocato di quello che è. Ogni uomo quando si espone al grande pubblico deve sempre tirare fuori il meglio di se e questo da una parte non è nemmeno sbagliato, ma ritengo sia sbagliato figurare per quello che non si è, dire che si fa quello che in realtà non si fa. L’esempio della macchina per andare a lavoro che ho fatto prima rende perfettamente l’idea di come oggi in alcuni ambienti conviene dire più che si prende l’automobile ogni giorno invece dei mezzi pubblici, in un possibile posto di lavoro pieno di colleghi con abitudini mediamente differenti dalle nostre ci farebbe risultare dei pezzenti salire su un autobus quando invece tutti si svegliano mezz’ora dopo di te e salgono in macchina nella comodità dei loro sedili in alcantara senza preoccuparsi del traffico quotidiano, lamentandosi alla sera di come queste nostre città siano diventate invivibili per colpa degli stranieri, per colpa del comune e per colpa degli incidenti sul raccordo.

Sono convinto che un po più di sicurezza e di autostima nelle persone aiuterebbe tutti a vivere meglio e non parlo solo di rispetto verso il prossimo ma anche di rispetto verso l’ambiente. Non guardiamo, da quanto detto, solo l’aspetto ambientale della cosa, spostiamoci verso un pensiero astratto, che da ogni comportamento opportunistico scaturisce un maggior consumo e un maggior consumo implica un maggiore spreco di soldi, di risorse e di tempo per tutti. Ma tutte queste cose sembrano così poco degne di nota nella realtà dei problemi quotidiani e in quei rari momenti in cui qualcuno si ferma a riflettere è pervaso dal senso di ingordigia di pensare ai cazzi suoi e solo ed esclusivamente ai propri cazzi per dirla diversamente, un aspetto questo che piace al 99.99% della popolazione italiana. Partendo da questo presupposto non ci faremo mai problemi a bloccare le strade parcheggiando in quarta fila per andare a mangiare il panino nel posto di tendenza o fare shopping nel pieno del pomeriggio mentre tutti cercano disperatamente di tornare a casa dal lavoro. Dirlo pubblicamente non serve, siamo tutti talmente pingui di immagine e di consumo che non saranno queste poche cose a peggiorare la situazione…